Giuseppe Pesce

Afragola, disagio e degrado delle Salicelle raccontati dai ragazzini

Pubblicato in Storie di paese da giuseppepesce il 8 Dicembre 2007

Un laboratorio di giornalismo nelle Salicelle , quartiere del disagio di Afragola. Un’iniziativa realizzata nell’ambito del progetto “Prismi”, avviato dall’associazione “il Filo” con il sostegno della Regione Campania. E curata dal giornalista Giuseppe Pesce, autore del reportage “Le Salicelle salvate dai ragazzini”, che raccoglie articoli e foto dei giovanissimi studenti di scuola media, reporter nel loro quartiere difficile. 

il laboratorio. Si è svolto nella primavera del 2007 presso la scuola media, ma i ragazzi (11- 14 anni) sono stati “reclutati” tra la vicina parrocchia e le strade del quartiere. Non si trattava dei soliti “migliori” che partecipano a queste attività, ma i più “scassati”; tra di loro c’era anche una ragazza rom, che ha dimostrato una grande sensibilità.  Sono ragazzi che giornalisti non lo saranno mai. Ma per una primavera hanno giocato a farlo. Scattando centinaia fotografie – raccolte anche in una mostra – e scrivendo decine di articoli sgrammaticati. Ragazzi che chiedevano solo di avere una voce. Di raccontare. E trovare qualcuno che, invece di dire loro cosa fare (come a scuola, in chiesa), fosse disposto ad ascoltarli.

il reportage. Dall’esperienza del laboratorio é nata la piccola pubblicazione “Le Salicelle salvate dai ragazzini”. Struttura, temi da trattare, testi e foto sono dei ragazzi. Giovanissimi reporter nel quartiere cosiddetto “difficile”, nel lager della ricostruzione post-terremoto, che per loro è solo il teatro della vita di ogni giorno. Con le strade che intasano monnezza e le case che cadono a pezzi. Con le strutture abbandonate (mercato, ambulatorio, posta, asilo) e i giardini che sono una giungla di erbaccia, rifiuti e siringhe. Con i giovinastri che si bucano e pippano crack all’angolo della via. E tante, troppe “disgrazie che succedono”, come dicono loro. Con le speranze deluse, che diventano troppo presto sfiducia. O, peggio ancora, arroganza e violenza.

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