Casoria, da antico casale a grigia periferia metropolitana

Casoria è l’esempio forte della perdita di identità di un territorio: uno dei più antichi casali di Napoli, ormai trascinato nel grigio orizzonte di una periferia suburbana. Per la prima volta, un saggio scientifico ricostruisce organicamente la storia di Casoria, partendo dalle antichissime testimonianze fino al Novecento. È il risultato della lunga ricerca svolta da Giuseppe Pesce (dall’Archivio di Stato di Napoli agli archivi parrocchiali locali) raccogliendo centinaia di documenti inediti ed una ricca bibliografia.
Per chi non sia di Casoria, sarà difficile da credere, eppure anche questa informe estensione di palazzi e di fabbriche abbandonate, che intasa spazzatura agli angoli delle strade, ha una storia. Qui sono nati Luigi Maglione, il segretario di stato di Pio XII, e padre Ludovico, “il San Francesco del secolo XIX”; qui hanno vissuto insigni giuristi, come i principi Rocco di Torrepadula, ed un grande editore-rivoluzionario, come Gabriele Stasi. Qui francesi e sanfedisti si sono affrontati durante la rivoluzione del 1799, Carlo di Borbone ha dormito nella bambagia, e nel lontano 1266 si è fermato Carlo d’Angiò prima di prendere Napoli.
I marmi delle chiese, che nessuno legge, raccontano la venuta di papa Innocenzo IV e la storia di un guerriero che lo accompagnava, Giacomo Torello da Fano, che nel 1254 si fermò a San Benedetto, dove trovò l’amore. Altre lapidi, a San Mauro, testimoniano l’orgoglio di una comunità che nel Seicento raccolse 12mila ducati per riacquistare la libertà svenduta all’asta dall’infame governo vicereale spagnolo.
Storie dimenticate e sconosciute, raccolte in un saggio scientifico che per la prima volta ricostruisce organicamente la storia della città di Casoria, dalle antichissime testimonianze (tombe del IV secolo a.C.) fino al Novecento. Risultato di una ricerca d’archivio durata sette anni, con una bibliografia di 70 testi ed oltre 150 documenti dagli atti notarili latini del X secolo.
Una ricerca cominciata alla fine degli anni Novanta, quando dalle soffitte della basilica di San Mauro, tra vecchi libri di battesimi e matrimoni, sepolto da un secolo di polvere e di incuria, è saltato fuori un incredibile archivio storico, con centinaia di documenti ancora tutti da catalogare.
Tra questi, un severo codice gregoriano, manoscritto del Cinquecento che ritrae nelle colorate miniature un paesaggio operoso, fatto di lavoro e di sole, immerso nella verde campagna dell’entroterra napoletano. Un fertile agro che si estendeva fino alle pendici del Vesuvio, separato con Afragola da un bosco e attraversato ad oriente dai fiumi Sebeto e Rubeolo, con i loro mulini.
Una storia sconosciuta agli stessi Casoriani, che attraversano il vecchio centro tra palazzi sgarrupati e deturpati, tra lo sfacelo e la speculazione degli ennesimi palazzinari. Storia sconosciuta ai più giovani, che guardano le fabbriche abbandonate, senza riuscire ad immaginare che una volta erano popolate da migliaia di operai, e che questo era uno dei centri industriali più importanti del meridione. Per loro, Casoria è solo un’indicazione geografica: un posto nel quale sono nati, ma dal quale vorrebbero scappare.
Il volume, edito da Oxiana con il sostegno di Comune e associazioni del territorio, è rivolto proprio alle nuove generazioni, e ricostruisce storie e vicende di una città sperando di trasmettere anche i valori di una comunità. Quando, purtroppo, la malintesa “società globale” tende a corrodere differenze e particolariti delle realtà locali, e tanti e troppi errori stanno trascinando Casoria nell’orizzonte di una grigia periferia metropolitana.
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Giuseppe Pesce analizza la storia di Napoli da una particolare prospettiva: l'entroterra.
Dopo una lunga ricerca di archivio, nel 2006 ha pubblicato il profilo storico (dalle origini al '900) della città di Casoria, antico casale "sedotto e abbandonato" dal boom industriale degli anni Cinquanta.
Nel 2007, con la collaborazione di alcuni docenti dell'Università di Napoli "Federico II" ha realizzato una ricerca su Giacomo Torello da Fano e la sua vicenda “d’arme e d’amore” ambientata nel Mezzogiorno svevo-angioino.
Attraverso varie collaborazioni giornalistiche ed editoriali degli ultimi anni, ha ricostruito il profilo storico di molti comuni della provincia di Napoli. Fino a concludere un vero e proprio itinerario storico dell’entroterra napoletano: Napoli e i suoi casali.