Giuseppe Pesce

Giacomo Torello, storia d’arme e d’amore nel Mezzogiorno svevo-angioino

Pubblicato in Ricerca storica da giuseppepesce il 8 Dicembre 2007

Napoli, 1254: al tramonto dell’impero di Federico II un uomo d’armi, figlio del ghibellino Salinguerra, decide di fermarsi a Casoria, colpito dalla bellezza di una donna, per rifarsi una vita.  La storia affascinante (e finora sconosciuta)  di Giacomo Torello è stata riassunta per la prima volta in un saggio breve, realizzato da Giuseppe Pesce con le indicazioni di alcuni docenti dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”.

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Era forse il figlio di Salinguerra, il famoso capo ghibellino che tenne in scacco gli Estensi, e (forse tradito) nel 1240 dovette lasciare l’amata Ferrara. Cresciuto con gli zii materni, i feroci Ezzelini, ottenne da Federico II i feudi che erano stati del padre. Ma li perse immediatamente, perché il papa Innocenzo IV scomunicò l’imperatore, che perse ogni autorità. Era il 1245, e Giacomo Torello aveva poco più di vent’anni.

Sappiamo che a Venezia aveva sposato Maria, una figlia del doge Domenico Morosini, ma che visse sempre da fuoriuscito, considerato un incapace ed un fallito. Notizie troppo incerte lo darebbero per morto intorno al 1270. Ma in realtà, dal 1245 si perdono le sue tracce: non si sa dove sia vissuto, morto e sepolto.

Una serie di indizi, però, portano a Napoli. Anzi, a Casoria, nella chiesa di san Benedetto abate, dove si trova il monumento funerario di un tale Giacomo Torello da Fano. Accanto alla statua dalle linee gotiche, un’insolita epigrafe volgare racconta la sua storia: “homo de arme venuto con Innocentio IV in questo regno contro re Corrado nel anno 1254, et in questa villa per la belleza de una donna maritato”.

L’ipotesi è affascinante: potrebbe trattarsi proprio del figlio di Salinguerra. Dopo il 1245, infatti, Giacomo avrebbe potuto ritirarsi a Fano, dove viveva il ramo più “tranquillo” della famiglia paterna. Per poi partire, una decina d’anni dopo, al seguito di Innocenzo IV, il papa che gli aveva tolto tutti i feudi (per darli a suo nipote!) nella speranza di riottenerli. 

Ma quella spedizione del 1254 fu sfortunata. Il papa voleva cacciare con le armi i discendenti di Federico II. Il figlio dell’imperatore, Corrado, morì nella primavera, a 26 anni. Innocenzo giunse a Napoli ad ottobre. Ai primi di dicembre il suo esercito fu sconfitto da Manfredi, l’altro figlio naturale di Federico. E cinque giorni dopo, vecchio e malato, il papa morì.  Agli “uomini d’arme” venuti con lui, non restava che tornarsene a casa. Oppure, chiedere qualche feudo all’unica autorità credibile rimasta in mezzo a tutto questo bailamme: il vescovo di Napoli. Così fece Giacomo Torello, che lo ottenne proprio a Casoria, dove si era innamorato di una donna, colpito dalla sua bellezza.

Si rifece una vita. Ebbe tre figli, e forse uno di loro è il Servato Torello che nel 1279 fu coinvolto in un processo, perché non pagava le tasse al nuovo re Carlo d’Angiò. Morì nel 1281 e fu sepolto nella chiesa di san Benedetto, dove aveva fondato una cappella. Nel freddo nord Italia, tra il Veneto e l’Emilia, Giacomo aveva lasciato un figlio, che aveva chiamato Salinguerra come suo padre, che tentò invano di riprendere il potere a Ferrara, ai primi del Trecento.

A Casoria, il suo ultimo erede diretto morì alla fine del Seicento, e lasciò tutto alla chiesa diSsan Benedetto. Qui, lo ricorda ancora un bel monumento, realizzato nella Napoli angioina di fine Trecento. Ed un’epigrafe della seconda metà del Quattrocento, scritta insolitamente in volgare. Così come, insolita è davvero la storia di un uomo d’armi che ha cambiato vita “per belleza de una donna”.

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