Giuseppe Pesce

Napoli sotto il sole, il romanzo notato da Dacia Maraini

Pubblicato in Letterature da giuseppepesce il 8 Dicembre 2007

È il romanzo dell’adolescenza: la storia di un ragazzo di vent’anni e di un’estate che gli ha cambiato la vita. Il tempo che va da quell’estate trascorsa in città alla primavera successiva, diviene la cifra di un’adolescenza che, seppure invissuta, tarda a morire. È il tentativo di farsi interprete di una generazione che sta percependo il proprio svanire senza avere mai avuto consistenza, e di questo nientificarsi provare a dare forma poetica, taglio sarcastico. 

È il racconto di una generazione nata borghese, in una città dove la bellezza, la natura pulsante, non ancora storicizzata, acuisce la gaddiana cognizione del dolore. Una generazione banale, dal tono dimesso, borghese, medio e mediocre. Di cui difficilmente si parla e si scrive, magari perché poco interessante, ma l’unica veramente moderna, fatta di uomini senza qualità, che attendono chissà cosa scrutando un futuro che appare loro come l’immenso vuoto del deserto dei Tartari, che viaggiano stranieri nelle strade e tra la gente come l’Ulisse joyciano.  

Più moderni di ogni moderno, figli del più brutale conformismo. Tramontate da anni le grandi ideologie, quando si spegne la radiotv – un black out li ucciderebbe – vedono la vita ridursi alle sue forme essenziali. «Mi spoglio in una delle mille stanze dove a via Fonteiana si dorme» scrive Pasolini. È la più grande sconfitta dell’uomo. E ora che inventa nella rete infiniti modi di dimenticare la realtà, trova solo, straniero al capolinea della sera, la cognizione del dolore. Quel sentire forte e confuso il male della vita magistralmente descritto nel racconto di Gadda: provinciale, di periferia, al limite.Solo allora si capisce il perché di tutte le esperienze al limite di cui si riempiono le nostre cronache. Questa generazione è una carcassa, non spera più. Prolunga volutamente l’adolescenza spensierata, e nell’incertezza del domani trascorre provvisoria la vita.  

È un racconto del dramma di esistenze che non riescono ad esserci, e che silenziose trascorrono senza neppure lamentarsi. Non c’è protesta, non c’è ribellione (il Sessantotto!) non c’è neppure rancore, verso il mondo degli adulti responsabile, comunque, storicamente, di aver fatto trovare a questa generazione un mondo in cui sembra non esserci spazio per niente e per nessuno. Ma proprio partendo da questa coscienza, e dalla forza che ha solo un ragazzo di vent’anni – la passione, l’amore irraggiungibile, invivibile come la Napoli di questo racconto – si può costruire una nuova idea di futuro. E ricominciare a sperare.

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