Giuseppe Pesce

Napoli e i suoi casali, itinerari dell’entroterra: il saggio e la ricerca

Pubblicato in Ricerca storica, Saggio breve da giuseppepesce il 19 Dicembre 2008

vesuvioNapoli e i suoi casali è il libro che manca ancora nelle varie collane editoriali su Napoli: una ricerca rigorosa ma agile, un saggio breve, verificato ma godibile (con poche indispensabili note e la bibliografia relegata fuori testo), che ricostruisce la storia dell’entroterra partenopeo, dei casali senza i quali la città non sarebbe mai divenuta una metropoli…

La ricerca – frutto del lavoro di alcuni anni - si snoda lungo 4 itinerari, che toccano le seguenti località: Capodichino (San Pietro a Patierno e Secondigliano), Casoria, Afragola, Cardito, Crispano, Caivano, Arzano, Frattamaggiore, Valle del Sebeto, Casalnuovo,Acerra, Clanis-Regi Lagni, Pomigliano d’Arco, Sant’Anastasia (Madonna dell’Arco) e Somma Vesuviana. Per ogni Comune sono stati ricostruiti i lineamenti storici dalle origini al ‘900; chiese e testimonianza artistiche; castelli, palazzi o altri monumenti; personaggi illustri; tradizioni popolari; e sono stati realizzati alcuni approfondimenti (ad es. dismissione industriale a Casoria, stazione TAV di Afragola, storia dell’Alfasud di Pomigliano…). La ricerca è infine corredata di una ricca bibliografia ragionata.

>> IL PROGETTO DI RICERCA

E’ stato avviato nel 2005, all’indomani della pubblicazione del saggio “Casoria. Ricostruire la memoria di una città”. Partendo da questa esperienza, si è deciso di allargare il percorso di ricerca ad altri comuni dell’entroterra napoletano, territorio forte di un interessante patrimonio di cultura locale, che rischia tuttavia di essere lentamente annientato dall’avanzare degli anonimi modi di vita della periferia metropolitana.

>> Gli obiettivi. Il progetto si propone di tracciare per la prima volta un organico profilo storico dell’entroterra napoletano, con un duplice obiettivo:

1) Rileggere la storia di Napoli in una prospettiva “provinciale”, alla luce degli scambi tra la città e il suo entroterra, e soprattutto degli apporti dei territori di provincia (proprietà ecclesiastiche e feudi reali, senza le cui rendite la città non si sarebbe mai sviluppata; campagne fornitrici di grano e vino, che hanno ospitato il “Campo di Marte” e poi gli aeroporti, l’industria canapiera e poi quella chimica del secondo dopoguerra, fino all’Alfasud; paesi di importanti uomini della politica e della cultura).

2) Razionalizzare il patrimonio culturale dei principali centri dell’entroterra, fornendo un quadro della storia del territorio e della comunità locale, dei monumenti (chiese, castelli, palazzi), delle personalità eminenti, delle produzioni tipiche.

>> Le finalità. La ricerca offre alla città di Napoli e all’entroterra una serie di coordinate per recuperare un patrimonio di culture identitarie che può contribuire senza dubbio ad innestare nuove occasioni di sviluppo per l’economia dei luoghi. E punta, lungi da ogni campanilismo, a rigenerare nelle comunità locali un sano sentimento di comunanza basato sui valori della storia, spesso smarrito, con grave disagio soprattutto per le nuove generazioni.

>> Le attività. Il progetto di ricerca è stato articolato in cinque step fondamentali:

1) Ricognizione di una bibliografia completa degli studi di storia locale dei 13 Comuni interessati (pubblicazioni di vario genere e di diverso valore scientifico).

2) Verifica e confronto delle notizie (spesso approssimative, inesatte ed edulcorate) con i documenti di archivio.

3) Approfondimenti e ricerca di nuovi documenti rilevanti fino alle cronache attuali.

4) Censimento delle chiese e dei principali palazzi, castelli, monumenti di rilevanza storico-artistica.

5) Impostazione e realizzazione di una bozza (120 pagg. ca.) intitolata “Napoli e i suoi casali”, attualmente in lettura presso alcuni editori.

>> L’inquadramento. Il percorso di ricerca è partito dalla definizione di una cornice generale: la storia di Napoli dalle origini alla attualità. Ripercorsa, però, prestando particolare attenzione anche alle vicende dell’entroterra. Da questo inquadramento è nato un “itinerario zero”, così strutturato:

1) Dall’antichità al Ducato. L’incontro tra i colonizzatori greci e le popolazioni locali di Oschi e Sanniti; lo scontro e l’egemonia dei Romani; la decadenza a partire dal II secolo; il Ducato indipendente; l’entroterra stretto tra Bizantini e Longobardi.

2) Dai Normanni al XV secolo. Una rapida carrellata su feudi e villaggi passati sotto le dominazioni di Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi.

3) Dai viceré ai Borbone. Il lungo viceregno spagnolo e l’alterna insofferenza dei napoletani; la guerra, la peste e la carestia nel ‘500; lo sviluppo dei casali nel ‘600. Il regno autonomo dei Borbone fino alla tragica rivoluzione del 1799.

4) Dai Francesi al Novecento. La riorganizzazione amministrativa di Murat e la restaurazione dei Borbone; la “rinascita cattolica”; la difficile unità italiana e le prime industrie. La mancata modernizzazione del primo Novecento; la modernizzazione forzata del secondo dopoguerra; la crisi dopo il “boom”; la speculazione dopo il terremoto; la “metropolizzazione imperfetta” di Napoli.

>> La struttura. Partendo dalla cornice dell’itinerario zero, il percorso di ricerca ha poi ricostruito e verificato il profilo storico di 13 Comuni dell’hinterland di Napoli, (con l’aggiunta di altri territori, come Capodichino, la Valle del Sebeto e i Regi Lagni), strutturati in 4 itinerari:

Itinerario 1 – Sulla strada di Caserta

1) Capodichino. La collina a nord della città, via per l’entroterra; con il “Campo di Marte” di Murat divenuto poi aeroporto; la storia dei quartieri di San Pietro a Patierno e Secondigliano, un tempo casali.

2) Casoria. Importante centro industriale degli anni del boom economico, oggi monumento alla dismissione; ma anche terra di santi e beati, vescovi e cardinali, con la sua monumentale basilica del Seicento.

3) Afragola. Futuro baricentro del Mezzogiorno con la stazione TAV, con le sue chiese medievali e il castello della regina Giovanna d’Angiò.

4) Cardito. Piccolo centro agricolo con una delle aree verdi più grandi dell’hinterland (la “vasca Taglia”), col castello Mastrilli, l’orfanotrofio Loffredo e la chiesa di san Biagio.

5) Crispano. Piccolissimo centro con l’antica chiesetta di san Gregorio (con un’opera sconosciuta di Luca Giordano) conosciuto per la pollicoltura e per la sagra dei gigli.

6) Caivano. Centro industriale dal cuore antico, con il suo castello medievale e l’antichissimo santuario della Madonna di Campiglione.

Itinerario 2 – Sulla via dell’antica Atella

1) Casavatore. Piccolo centro al confine con la periferia napoletana, con la sua chiesetta di san Giovanni battista, conosciuto per la lavorazione delle carni e per la tradizionale sagra dei gigli.

2) Arzano. Centro industriale attivo soprattutto (ma non solo) nel settore della cartotecnica, con la sua antica chiesa di sant’Agrippino e la figura del medico Vincenzo Tiberio, antesignano quanto sconosciuto scopritore della penicillina.

3) Frattamaggiore. Cittadina “industriosa e commerciante” fin dal Settecento, a lungo capitale della produzione canapiera, con l’antica chiesa di san Sossio, città del musicista Francesco Durante, dell’abate Genoino e dei vescovi Lupoli.

Itinerario 3 – Sulla via di Benevento

1) La valle del Sebeto. Le Paludi a oriente della città, il cosiddetto fiume Sebeto, l’acquedotto della “Bolla” e i “fontanari”, i fertili orti dei “parulani”.

2) Casalnuovo. La storia del piccolo centro nato da un antico villaggio, sulle rovine dell’acquedotto Augusto, la chiesa di San Giacomo e il “palazzo del principe”, il paese del cardinale Ascalesi.

3) Acerra. L’antichissima città dall’aria insalubre, il paese della maschera di Pulcinella, con il suo castello baronale, le chiese e la cattedra vescovile.

4) Il Clanio. Dall’antico fiume ai Regi Lagni, la lunga storia di bonifiche ed epidemie della più grande rete di corsi d’acqua della Campania; che nasconde anche le rovine dell’antichissima città osca di Suessula.

Itinerario 4 – Tra la via di Nola e il Vesuvio

1) Pomigliano d’Arco. La città operaia dell’Alfasud (la storia italiana di una grande casa motoristica), di politici come gli Imbriani e Carlo Poerio, del presidente Leone; e dell’antico teatro popolare della “Zeza” riveduto dagli operai.

2) Sant’Anastasia. Centro agricolo alle falde del Vesuvio, paese del primo “eletto” del popolo napoletano, il “mastro di zecca” aragonese Tramontano; con il santuario della madonna dell’Arco, ed il suo antico ed eccezionale culto.

3) Somma Vesuviana. Il borgo medievale sulla rocca vesuviana, con le sue chiese medievali e il castello della favorita di Alfonso d’Aragona, con la chiesa di Santa Maria del pozzo voluta da Roberto d’Angiò e la villa romana dove (forse) passò i suoi ultimi anni l’imperatore Augusto.

>> La pubblicazione. Sviluppando gli itinerari appena descritti, la pubblicazione “Napoli e i suoi casali” è stata pensata come una agile guida storica dell’entroterra napoletano, con un quadro completo di notizie puntuali e verificate (sfuggendo alle pretese enciclopedico-manualistiche del recente “Dizionario-Repertorio” curato da Guido D’Agostino per la Provincia di Napoli; opera meritoria, ma di impostazione profondamente diversa).

>> Le attività correlate. Dal progetto di ricerca sono nate due distinte attività di collaborazione giornalistica che, partendo dalle coordinate storiche di base, hanno approfondito poi temi specialistici:

1) Per il mensile Cdf Magazine, edito dall’agenzia locale di sviluppo Città del fare SCpA, sono stati realizzati (aprile 2006/dicembre 2007) 16 reportage sul patrimonio storico-culturale-artistico dei Comuni di Acerra, Afragola, Brusciano, Caivano, Cardito, Crispano, Casalnuovo, Castello di Cisterna, Pomigliano d’Arco e Mariglianella; con particolare riferimento al marketing territoriale.

2) Per il settimanale Nuova Stagione, edito dalla Curia Arcivescovile di Napoli, è stata avviata ad aprile 2008 la rubrica “Storie di paese/Culti antichi e moderni testimoni della fede nell’entroterra napoletano“, nata per censire le tradizioni religiose locali (molte delle quali in via di estinzione), verificare e confrontare vicende agiografiche e promuovere il patrimonio artistico locale.

>> I potenziali sviluppi. Le due attività correlate testimoniano efficacemente i potenziali sviluppi del percorso di ricerca, che (oltre ad essere duplicabile per altre aree territoriali) ha individuato una serie di coordinate storico-culturali di base dalle quali è possibile partire per approfondimenti specifici e specialistici. Fornendo, sulla base di una intuizione “cattanea” (l’economia dei luoghi fondata innanzitutto sulla conoscenza storica e geografica di un territorio), un bagaglio di conoscenze fondamentale quanto purtroppo ignorato dagli stakeholders pubblici e privati di Napoli e del suo entroterra.

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